Hey mate!

me and mary jane

AUSTRALiA / photo © ALICE BETTOLO/ eng*ita

SYDNEY. Airport. An indefinite day at an indefinite hour. Jet lag. Sunday and ghost town. Monumental trees in city parks. Clean, quiet, silent. Mischievous blackbirds claiming for their territory. The white parrots scream from the trees. The Opera House is floating in the harbour. I was imagining a giant building, whereas contemplating from my room in the guesthouse, it seems to open its sails like a little white boat between the glass surfaces of the skyscrapers. Open spaces. Long distances. Reminds me National Geographic documentaries, with neighbours miles apart and cars to get around. Maybe for this reason, when they can, Australians walk barefoot to keep the contact with their earth. I find objects that somebody forgot, I find people who stop to talk to me and ask, and ask. The clash with the Australian accent is strong. A train of words I can hardly follow. I smile. I nod. I risk an answer. Red light. Wrong answer. On the third attempt I understand, I sigh in relief and the ping pong goes on. Aftershock. Everything here is bigger. It looks like the land of milk and honey. As in the film “Nuovomondo”, in which South Italian people were speechlessly admiring postcards showing giant carrots carried in a wagon and a swimming sea of milk.

Barefoot, holding a bag full of bikini a rich lady no longer wanted, I begin my journey into the world’s smallest continent…” Hey mate? “…

*****

SYDNEY. Aereoporto. Un giorno qualsiasi di un`ora qualsiasi. Jet lag. Domenica e citta` deserta. Alberi monumentali nei parchi cittadini. Pulizia, calma, silenzio. I merli dispettosi reclamano il loro territorio. I pappagalli bianchi urlano dagli alberi. L`Opera House galleggia nel porto. Immaginavo un edificio gigante, ma vista dalla camera della guesthouse spiega le sue vele come una barchetta bianca tra le superfici di vetro dei grattacieli. Spazi aperti. Lunghe distanze. Ritornano alla memoria i documentari del National Geographic, con vicini di casa distanti chilometri e automobili per spostarsi. Sara` per questo che, quando possono, gli australiani camminano a piedi nudi, Il contatto con la terra si perde in tutti gli spostamenti a lunga distanza. Trovo oggetti che qualcuno ha dimenticato, trovo persone che si fermano a parlare e domandano e domandano. Lo scontro con l`accento australiano e` forte. Un treno ci parole che riesco con difficoltà` a seguire. Sorrido. Annuisco. Tento una risposta. Red light. Era la risposta sbagliata. Al terzo tentativo capisco, sollevata rispondo e ricomincia il ping pog. Scosse di assestamento. Ogni cosa qui e` più` grande. Sembra il paese della cuccagna. Come le cartoline che nel film Nuovomondo, gli italiani del sud ammiravano senza proferire parola. Carote giganti da trasportare con un carro, un mare di latte in cui bagnarsi.

Senza scarpe e con una borsa di bikini che una ricca signora ha deciso di non volere più` comincio il mio viaggio nel continente piu` piccolo del mondo…”Hey mate?”….

(Alice Bettolo)

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